██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Colophon
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il mwcqcolophon (più desueto mwcgcolofonecite-ref-1[1]) è un breve testo che riporta informazioni relative alla produzione di una pubblicazione, tra cui particolarmente rilevanti, nel caso dei libri, sono le mwdwnote tipografiche. Nel caso di pubblicazioni periodiche a stampa o web il colophon si chiama anche mweatamburino di gerenza.
Nei libri il colophon è impresso nell'ultima pagina del volume, di solito aperto dalla frase mwegFinito di stamparecite-ref-2[2].
I colophon più dettagliati, tipici delle edizioni a tiratura limitata o delle opere stampate da piccole case editrici, forniscono anche una descrizione della pubblicazione dal punto di vista materiale (elencando i mwgacaratteri utilizzati, l'inchiostro, la qualità della carta e la cartiera di fabbricazione, nonché menzionando il mwgqproto e/o l'officina tipografica) e dichiarano la mwggtiratura. Non vanno invece confuse col colophon altre informazioni, quali il mwgwcopyright o il mwhadiritto d'autore, che si trovano solitamente sul retro del mwhqfrontespizio.
Contents
• Storia
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Etimologia
Il termine è un mwiqprestito mwigdal latino mwiwcolŏphon, a sua volta derivante mwjadal greco antico κολοφών?, kolophṓn, che significa "sommità, cima" o "finitura".
mwjgStrabone spiega l'espressione mwjwἐπιθεῖναι τὸν Κολοφῶνα ("mettere il colophon"), divenuta proverbiale a suoi tempi nel senso di porre fine a qualcosa, ricorrendo a unmwka'mwkqantonomasia vossianica — utilizzando cioè un nome proprio come un nome comune — in riferimento all'omonima città di mwkgColofone.
(greco antico)
«Ἐκτήσαντο δέ ποτε καὶ ναυτικὴν ἀξιόλογον δύναμιν Κολοφώνιοι καὶ ἱππικήν, ἐν ᾗ τοσοῦτον διέφερον τῶν ἄλλων ὥσθ', ὅπου ποτὲ ἐν τοῖς δυσκαταλύτοις πολέμοις τὸ ἱππικὸν τῶν Κολοφωνίων ἐπικουρήσειε, λύεσθαι τὸν πόλεμον: ἀφ' οὗ καὶ τὴν παροιμίαν ἐκδοθῆναι τὴν λέγουσαν "τὸν Κολοφῶνα ἐπέθηκεν" ὅταν τέλος ἐπιτεθῇ βέβαιον τῷ πράγματι.»
(italiano)
«Possedettero una volta i Colofonii una ragguardevole forza marittima ed ebbero una cavalleria tanto superiore a quella delle altre nazioni, che nelle battaglie dubbiose vinceva sempre quella parte a cui essa veniva in soccorso. E di qui poi si fece il proverbio che dice: "V'aggiunse il Colofone", per significare che ad una cosa qualunque si è data stabile fine.»
Al modo di dire attestato in Strabone si richiama evidentemente mwmqSesto Pompeo Festo in un lemma tramandatoci dal suo mwmgepitomatore mwmwPaolo Diacono:
(latino)
«Colophon dixerunt, cum aliquid finitum significaretur.»
(italiano)
«Colophon si diceva a significare che qualcosa era finito.»
(Paolo Diacono, Excerpta ex libris Pompei Festi De significatione verborum, p. 33 Lindsaycite-ref-4[4])
Tuttavia, il suo significato bibliografico di 'fine di un libro'cite-ref-5[5]cite-ref-6[6] era sconosciuto agli antichi lessicografi greci e latinicite-ref-7[7]. Il primo a usarlo nell'accezione bibliografica fu Samuel Palmer, stampatore e bibliografo inglese, nella sua opera mwrgThe General History of Printing, pubblicata postuma nel 1732cite-ref-8[8].
Storia
In filologia antica e medievale
Nel mwtgVicino Oriente antico, gli mwtwscribi di solito registravano le informazioni su mwuatavolette d'argilla. Colophon e mwuqfrasi riportate (una sorta di estratti) li aiutavano a organizzare e identificare le tavolette e a mantenere assieme quelle correlate. Il termine deriva dall'iscrizione su una tavoletta, appositamente aggiunta da uno mwugscriba alla fine di un antico testo del Medio Oriente. Il colophon conteneva di solito indicazioni su dati relativi al testo, come, ad esempio, le persone a esso associate (lo scriba, il possessore o il committente della tavoletta), i contenuti letterari (il titolo, una mwuwfrase riportata, il numero delle righe), e l'occasione o lo scopo dell'opera. Per la sua posizione, il colophon è paragonabile allo spazio riservato alla firma dei nostri tempi.
Nei mwwqcodici medievali, la funzione del colophon veniva assolta dalla mwwgmwwwsubscriptio, ovvero un'iscrizione indicante: il luogo e/o la data di pubblicazione del libro e/o il nome dell'mwxaamanuense o del committente.
In editoria
Nei primi libri stampati, cioè negli mwywincunaboli, il colophon è sempre posto alla fine del volume, dopo lmwza'mwzqmwzgexplicit (ossia la formula, il cui uso risale ai mwzwmanoscritti medievali, che comprendeva le parole finali del testo)cite-ref-9[9], e svolge la funzione, che diventerà poi propria del mwbafrontespizio, cioè dare indicazioni sull'editore o stampatore, recando le mwbqnote tipografiche.cite-ref-10[10] "Destinato a cedere le informazioni al frontespizio, il colophon convive con quest'ultimo per oltre un secolo: infatti cade in disuso nel corso del mwcgXVII secolo"cite-ref-11[11].
Torna in auge nel mweaXX secolo. Infatti, mentre nell'mweqOttocento il mwegfrontespizio reca sempre tutte e tre le mwewnote tipografiche (luogo, editore, anno), rendendo inutile il colophon, a partire dalla seconda metà del mwfaNovecento si assiste, per motivi industriali e commerciali, alla progressiva sparizione dell'indicazione di luogo e anno dal frontespizio: vi rimane solo il nome dell'editore, che non è più anche lo stampatore. Pertanto le indicazioni di luogo, stampatore e anno sono spostate nel retro del frontespizio, oppure alla fine del libro, nel colophon, che dopo secoli si riappropria delle informazioni che gli erano state sottratte dal frontespizio.
Usi particolari
Un uso meno frequente del termine colophon è riferito al marchio dello stampatore, o mwfwmarca tipografica, che ebbe origine nel mwggXVI secolo, quando il mwgwfrontespizio portava il marchio dello stampatore vicino al fondo della pagina, collocato solitamente sopra al nome e alla città dello stampatore, e spesso ripetuto anche alla fine del libro.
Nell'editoria della stampa mwhqquotidiana e mwhgperiodica il colophon è detto spesso tamburino di gerenza. Le informazioni indicate nel tamburino rivestono grande importanza perché riportano il nome dell'mwhweditore e del mwiadirettore responsabile, la data ed il luogo di pubblicazione, e spesso contengono l'elenco dei redattori, dei collaboratori, dello staff dei grafici e delle sedi estere. Vi può essere indicata anche la mwiqtipografia (che nei giornali non è mai segnalata nella pagina iniziale), il numero di copie stampate e l'ente di controllo della diffusionecite-ref-12[12]. Nei periodici non è raro che il tamburino occupi un'intera pagina.
Anche alcuni mwjwsiti Web hanno colophon che spesso contengono indicazioni sul linguaggio di marcatura o sui mwkafogli di stile (mwkqHTML, mwkgCSS) o riportano marchi che esplicitano la conformità agli standard d'usabilità, ovvero collegamenti a siti di validazione dei primi.
Note
cite-note-11. ↑ mwmqmwmgmwmwColophon, su mwnasigmastudio.it. mwnqURL consultato il 20 marzo 2017.
cite-note-22. ↑ Giuliano Vigini, mwoqGlossario di biblioteconomia e scienza dell'informazione, Milano, Editrice bibliografica, 1985, p. 55.
cite-note-33. ↑ mwpqStrabone, mwpgmwpwDella Geografia libri XVII volgarizzati da Francesco Ambrosoli, vol.mwqa 4, Milano, coi tipi di Paolo Andrea Molina, 1834, pp.mwqq 322-323.
cite-note-44. ↑ mwrqSextus Pompeius Festus, mwrgmwrwDe verborum significatu quae supersunt cum Pauli Epitome, Thewrewkianis copiis usus edidit mwsaWallace M. Lindsay, Lipsiae, in aedibus B.G. Teubneri, 1913, p.mwsq 33.
cite-note-55. ↑ mwtq(mwtgmwtwEN) E. Cobham Brewer, mwuamwuqDictionary of Phrase and Fable, New edition, London, Cassell, 1895, p.mwug 275 ad vocem Colophon: «The end of a book».
cite-note-88. ↑ mwza(mwzqmwzgEN) S. Palmer, mwzwmw0aA General History of Printing, from the first invention of it in the city of Mentz to its propagation and progress thro' most of the kingdoms in Europe, particularly the introduction and success of it here in England mw0q[…mw0g], London, printed for A. Bettesworth, C. Hitch and C. Davis, 1733mw0w2, p.mw1a 30 e passim.
cite-note-1010. ↑ Giannetto Avanzi, mw3gmw3wColophon, in mw4amw4qEnciclopedia Italiana (1931), mw4gIstituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.
cite-note-1111. ↑ Lorenzo Baldacchini, mw5gIl libro antico, Roma, Carocci, 1999, p. 59.
cite-note-1212. ↑ In Italia l'ente di controllo è mw6gAccertamenti Diffusione Stampa.
Bibliografia
• mw7gLorenzo Baldacchini, Aspettando il frontespizio. Pagine bianche, occhietti e colophon nel libro antico, Milano, Sylvestre Bonnard, 2004.
• mw8aIncunaboli stampati a Bologna (1471-1500). Censimento fotografico dei colophon (lettera A), a cura di Mariarita Dantini e Livia Vendruscolo, Bologna, Il Nove, 1988.
• citerefpollard(EN) Alfred W. Pollard, An Essay on Colophons, with specimens and translations, Introduction by Richard Garnett, Chicago, The Caxton Club, 1905.
• mw8w(FR) Lucien Reynhout, mw9aFormules latines de colophons, 2 voll., Turnhout, Brepols, 2006 («Bibliologia», 25), ISBN 2-503-52454-0.
• mw9wScribi e colofoni. Le sottoscrizioni di copisti dalle origini all'avvento della stampa, a cura di Emma Condello e Giuseppe De Gregorio, Spoleto, Centro italiano di studi sull'alto Medioevo, 1995.
Altri progetti
Altri progetti
• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su colophon
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) colophon, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefjewish-encyclopedia(EN) Colophon, in Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls.